Cena Convegno del Club Amici Mondo Arabo – 15 Aprile 2010

Cena – Convegno del Club Amici Mondo Arabo – 15 Aprile 2010

Si è svolto, presso il Ristorante Orchidea di Sesto S. Giovanni lo scorso 15 Aprile, un convegno – con cena del nostro Club, cui hanno partecipato numerosi ospiti, soci e simpatizzanti.

In particolare desideriamo citare e ringraziare i presidenti di alcune prestigiose Associazioni:  Alberto Sandoli, presidente del Friday Club, Francesco Toti, presidente dell’Associazione Colleoni, Maurizio Foschi , Presidente di In Salute-

Altri Illustri ospiti il dott. Hocine Bouchemal, direttore del Centro Islamico di Sesto S. Giovanni e Ibrahim Chabani, diretto della rivista Il Muslim. Nei numerosi interventi è stata messa in evidenza l’importanza del dialogo fra persone di cultura e di fede diversa per costruire una società veramente libera e rispettosa della diversità dei suoi componenti – Questo è infatti lo scopo della nostra Associazione, che mira fondamentalmente ad abbattere barriere di antagonismi e pregiudizi e costruire ponti di armonia e di pace, nel rispetto reciproco.

Pubblichiamo di seguito l’interessante relazione tenuta dal prof. Roberto Saladini.

I RAPPORTI FRA OCCIDENTE E PAESI ARABI NELLA VISIONE DI OBAMA

La nuova politica internazionale di Barack Obama, in particolare verso il mondo Arabo, credo non possa essere compresa a fondo se non si fa riferimento alla sua storia personale a al discorso che egli ha tenuto all’Università del Cairo.

Possiamo conoscere la storia personale del Presidente U.S.A. leggendo il libro, Dreams from my father: a Story of Race and Inheritance, Barack Obama, Editore:Canongate .

Da parte di madre, la famiglia di Barack Obama proviene dalla provincia americana, dal Kansas, mentre da parte di padre viene dall’Africa, dal Kenya, da un luogo chiamato Alego, adagiato lungo le rive del Lago Vittoria. Il padre apparteneva ad una importante tribù africana, quella dei Luo. Il nonno si Barack si chamava Hussein Onyango Obama ed era una agricoltore con una posizione preminente in questa tribù. Nella lingua Luo, Obama sugnifica “lancia bruciante”. Il padre di Obama viene selezionato dai leader del Kenya e da sponsor americani, nell’ambito delle collaborazioni tra questi Paesi, tra gli studenti più promettenti per frequentare università Americane. Così egli arrivò nel 1959 al’Università di Hawaii, ottenendo in soli tre anni il Master in studi economici, col massimo dei voti. Il padre di Obama faceva parte della prima ondata di africani che fu inviata in università all’estero. Alle Hawaii, da Seattle e prima ancora dal Kansas, era arrivata la famiglia dei Gramps, della tipica classe media americana, con una giovane figlia, la madre di Obama. Le motivazioni con cui la famiglia lascia il Kansas, leggendo il libro di Obama sembrano già anticipare le problematiche razziali che lo stesso Barack in qualche modo incontrerà nella sua vita: i nonni materni di Obama sentivano “stretta” la tipica mentalità della provincia americana dove esistono tuttora problematiche legate alla razza. Si muovono a Seattle, poi il nonno materno di Obama, guardando l’Oceano Pacifico, decide di fare con la propria famiglia un altro balzo, verso le Hawaii. Ecco quindi che la madre ed il padre di Obama si incontrano e si innamorano mentre frequentano un corso di lingua Russa all’Università di Hawaii. I nonni materni sono incantati dall’intelligenza e charme del padre di Obama, e benedicono le nozze della propria figlia con questo brillantissimo giovane. Nasce Barack Obama, ma nel 1963, quando il futuro presidente USA ha solo due anni, il padre di Obama vince un’altra borsa di studi per l’Università di Harward:  non ha però sufficiente denaro per potere portare la famiglia con sé. Avviene tra i due giovani una separazione e, testuali parole dal libro di Obama, il padre “ritornò in Africa per ottemperare alla sua promessa al continente”. Separata dal marito, la madre di Obama incontra un giovane indonesiano con il quale si unisce. La coppia, con il giovane Obama, si trasferisce in Indonesia ed è proprio in questo periodo che Obama impara a conoscere ed apprezzare il mondo islamico. E’ proprio da questa esperienza che viene il ricordo citato nel discorso che egli tiene all’Università del Cairo, quello delle invocazioni dell’azaan all’alba e al tramonto per chiamare i fedeli alla preghiera. Si romperà anche questo legame, e la madre ed il figlio torneranno negli Stati Uniti affinchè Obama possa completare gli studi. Leggendo il libro di Obama, ho appreso che le Hawaii sono il vero melting-pot degli Stati Uniti d’America. Infatti, arrivati alle Hawaii, gli americani “continentali” sembrano lasciarsi  eventuali  problematiche razziali alle spalle, nel continente.

La visita all’Università del Cairo ed il discorso ivi tenuto da Obama possono essere definiti storici  per il luogo in cui si sono tenuti e per il contenuto. In questo discorso, il Presidente Obama ha gettato le basi di un nuovo umanesimo ancorato al desiderio e alla capacità dei popoli di vivere in pace e alla realistica presa d’atto dell’esistenza di problemi che riguardano i rapporti tra Occidente e Islam. Tale aspirazione dei popoli alla pace, ricorda Obama, compare nei testi sacri delle tre grandi religioni monoteiste che hanno avuto origine nei luoghi da lui visitati. Il realismo alla base della politica internazionale di Obama che rende solido il suo nuovo umanesimo consiste nel riconoscere che i rapporti tra Islam e Occidente vedono nei secoli cooperazione e coesistenza, tensione e conflitti. Tale umanesimo raggiunge il livello più alto nei principi comuni all’Islam, agli Stati Uniti d’America e all’Occidente, che Obama ricorda essere quelli della giustizia, del progresso, della tolleranza e della dignità di tutti gli esseri umani.

Il Presidente elenca le specifiche questioni che America, Islam ed Occidente dovranno affrontare insieme. Egli affronta tali questioni con assoluta obiettività ed afferma la necessità di risolvere i motivi di contrasto sulla base dei comuni principi che stanno alla nostre diverse culture al fine di dare piena dignità ad ogni esser umano, donna e uomo. E’ evidente nel Presidente Obama il forte legame con i Padri Fondatori degli Stati Uniti d’America, a cui più volte si è inspirato durante la campagna elettorale, ma è altrettanto evidente che egli affronta in modo pragmatico e rispettoso delle diversità culturali le questioni aperte nello scenario mondiale quali il terrorismo, la situazione tra israeliani, palestinesi e mondo arabo, lo sviluppo della democrazia, i diritti delle donne, grazie alla sua formazione culturale ed elaborazione interiore, profondamente umana, rese possibili dai periodi della sua vita trascorsi sia in Paesi musulmani che cristiani. Credo che la parte nel discorso del Cairo che ha maggiore impatto nella sua politica internazionale sia quella in cui egli afferma che non è necessario che i rapporti tra Occidente e Islam siano stabiliti sulle divergenze e che queste ultime debbano essere risolte sulla base dei nostri comuni principi.

Tra i problemi che devono essere portati a soluzione c’è quello israelo-palestinese, che richiede il progetto politico che viene ormai comunemente definito “due Popoli, due Stati”. Così come il Popolo Israeliano ha diritto al proprio Stato e alla propria sicurezza, così il Popolo Palestinese ha diritto alla realizzazione del proprio Stato. Per i principi che stanno alla base del nuovo umanesimo perseguito da Obama non può esistere alcun dubbio sulla sincerità con cui l’attuale Amministrazione U.S.A. sta portando avanti questo progetto. La colonizzazione di territori che dovranno in futuro fare parte integrante dello Stato Palestinese, o che quantomeno saranno soggetti a negoziato, così come la costruzione di alloggi a Gerusalemme-Est,  costituiscono un grave ostacolo al progetto di pace tra il popolo Israeliano e quello Palestinese. In questa prospettiva, il quartetto costituito da U.S.A., Russia, Cina e Nazioni Unite ha preso una posizione molto forte perché si arrivi entro due anni di negoziati israelo-palestinesi ad un accordo che preveda la nascita dello Stato palestinese ed ha intimato al Governo Israeliano di congelare gli insediamenti in territori che dovranno fare parte di questi negoziati.

Questa posizione dell’Amministrazione U.S.A. nell’ambito del negoziato israelo-palestinese, rilevante per i rapporti tra mondo Arabo e Occidente, è coerente con la posizione della stessa Amministrazione sul problema del nucleare iraniano: senza negare il diritto ad un uso pacifico, come fonte di energia alternativa, dell’energia nucleare al popolo iraniano, l’Amministrazione U.S.A. ha una posizione di chiusura verso la possibilità che l’Iran acquisisca la capacità di costruire ordigni nucleari. Questa posizione U.S.A. è coerente sia con i fondamenti citati sopra sull’aspirazione dei Popoli alla Pace, sia con le motivazioni del Nobel per la pace conferito ad Obama. Infatti egli persegue attivamente una politica di denuclearizzazione del nostro pianeta con lo smantellamento degli arsenali nucleari esistenti senza che si aggiungano altri Paesi a quelli che già possiedono l’atomica: se si persegue l’obiettivo della Pace, il primo passo da compiere è infatti impedire la proliferazione degli armamenti nucleari. Questi obiettivi sono tra l’atro necessari per perseguire uno sviluppo economico sostenibile e compatibile con l’ambiente. In questa posizione U.S.A. non esiste nulla di irrispettoso verso il Popolo Iraniano: proprio perché questo grandissimo Popolo sieda al massimo livello nel consesso delle Nazioni non è necessario che si doti di armamenti nucleari, che speriamo siano smantellati al più presto come obsoleto residuo della guerra fredda. A riguardo,  un grande successo della politica internazionale di Obama, ed un passo avanti di portata storica verso la denuclearizzazione del nostro pianeta, è costituito dalla ratifica dell’accordo START 2 tra Russia e U.S.A.

Il successo conseguito dal Presidente Obama sulla riforma sanitaria, che costituiva il punto di forza della sua politica in campagna elettorale, rafforza la politica internazionale del presidente. Leggendo il suo libro, si comprende come egli persegua con tanto vigore ed idealismo la propria politica, sia interna che internazionale, basata sul rispetto dell’uomo: egli è infatti stato testimone diretto delle sofferenze prodotte nell’uomo dall’intolleranza, dal razzismo e dalla miseria e su questa esperienza, arricchita da una profonda elaborazione culturale ed umana, egli ha rivoluzionato l’approccio alla soluzione dei problemi che affliggono la Terra e l’Umanità, fino ad ora fondato sull’uso indiscriminato delle risorse e della forza.

In questo giovane Presidente U.S.A. riconosciamo i valori più alti prodotti dall’Europa dell’Illuminismo, di libertà e fratellanza, come ricorda anche la Statua della Libertà di Bertholdì, donata dalla Francia della Rivoluzione Francese alla giovane America.

Roberto Sabadini

 

 

Cena Convegno del Club Amici Mondo Arabo – 15 Aprile 2010ultima modifica: 2010-04-23T11:10:00+02:00da salpimaier
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Un pensiero su “Cena Convegno del Club Amici Mondo Arabo – 15 Aprile 2010

  1. Carissimo Roberto
    La tua bella conferenza, nel nostro Club Amici Mondo Arabo, mi ha stimolato a queste riflessioni , che, se mi permetti desidero condividere con te , per avere anche un tuo parere. Bisogna aggiungere, in verità, che queste mie considerazioni si pongono a corollario delle tante discussioni, che fin dagli inizi del suo mandato, facciamo su Obama. Per cui, alcune delle mie osservazioni, per te non saranno proprio una novità. Obama, a mio avviso, nella sua stessa persona e per la sua stessa storia personale, rappresenta bene la nostra epoca. Infatti, appartenendo da parte di padre ad una nobile tribù keniota e da parte di madre ad una famiglia bianca della provincia americana, è il frutto di un felice innesto di due razze, due civiltà e due culture diverse. Ma, a mio avviso, questo non basta a spiegare la genesi della mentalità di questo straodinario presidente americano, il cui motto , nella sua campagna elettorale alla presidenza è stato CHANCE – CAMBIAMENTO – Sia il padre che la madre avevano fatto un percorso di trasformazione interiore, il primo dall’Africa, alla scoperta di una cultura nuova e più avanzata, l’altra, dal Kansas, con la famiglia, avendo lasciato alle spalle una mentalità provinciale e ristretta.
    Un simile percorso, a mio avviso, si pone come indispensabile per tutti noi, nella nostra attuale civiltà globale, di questi primi decenni del terzo millennio. Nella nostra epoca di trasformazioni intense e rapidissime, se vogliamo stare al passo con l’evoluzione globale, che è in atto, si impone di iniziare un processo alchemico di cambiamento interiore, nella nostra mente, nel nostro cuore e nella nostra anima. Anzi io penso che sia in atto un processo di evoluzione dell’umanità, e che stia iniziando, un nuovo ciclo evolutivo, paragonabile al passaggio, che è avvenuto dall’età della pietra a quella del bronzo e poi a quella del ferro. Gli antropologi lo spiegheranno meglio in seguito. Il mio pensiero è che, anche in seguito alle recenti grandi innovazioni scientifiche e tecnologiche, nella consapevolezza delle tremende conseguenze di una guerra atomica o di, purtroppo temibili disastri ecologici , l’uomo sia costretto a mutare la sua stessa natura, se vuole sopravvivere, se vuole anzi che la terra stessa sopravviva. Non si può vivere oggi con la stessa mentalità del passato. Si pone, a mio avviso, indispensabile porre in discussione ll nostro modo di pensare e di rapportarci. Ecco a mio avviso il senso del “change” di Obama e della sua straordinaria opera di leadership mondiale. Nella vita stessa di Obama, come egli stesso dice nel suo libro, da te citato, in cui si parla di sogni di suo padre, di problemi razziali e di eredità culturale, si delineano proprio le sfide del nostro tempo. Sono le stesse sfide che sta affrontando , con grande coraggio, questo straordinario leader mondiale : quelle delle problematiche “razziali”, delle guerre e delle armi di distruzione di massa, dell’economia, e dell’ecologia. Tutti temi scottanti , dalla cui soluzione o dalla mancata soluzione, dipenderà, in un prossimo futuro, la soppravvivenza stessa dell’umanità e del nostro stesso pianeta.
    Concordo con te nel ritenere che il discorso tenuto da Obama all’Università del Cairo possa essere definito storico “ per il luogo in cui si è tenuti e per il contenuto”.
    Vediamo in sintesi quale a mio avviso è la lezione di Obama:
    1) E’ necessario dare inizio ad un NUOVO UMANESIMO , ponendoci in modo critico, rispetto alle idee e convinzioni del passato
    2) Nelle tre grandi religioni monoteistiche, se si ha la capacità di andare dritti alle fonti stesse delle religioni, e soprattutto alla loro essenza, si scopre che essi esprimono valori analoghi e da tutti condivisibili.
    Ritengo che , è stato il voler usare la religione come “strumento di regno e di potere “ il vero peccato di orgoglio dell’uomo- Questo è quanto inquina, per me , che sono credente, l’autentica rivelazione di Dio.
    Se mi permetti, voglio citare un aneddoto, un momento di uno dei miei viaggi in Medio Oriente. Esattamente a Damasco, m’imbatto in un vecchio saggio nella medina e per capire meglio il suo pensiero, riguardo al tema della copresenza in Siria dell’Islam e del Cristianesimo, che mi sembrava coesistessero da secoli, senza problemi, gli chiedo “ Di che religione sei ? “ e lui mi risponde : “ sono ebreo, cristiano e musulmano “, al che lo guardo stupito. Lui aggiunge “ sì, perchè tutte e tre le regioni dicono cose belle : l’ebraismo ci parla della potenza di Dio, il cristianesimo del suo amore, e l’Islam della sua misericordia”.
    “Islam e Occidente vedono nei secoli cooperazione e coesistenza, tensione e conflitti “ – E’ vero ma di tali contraddizioni è segnata tutta la storia delle civiltà umane. Il bene coesiste con il male. Di bene e male è fatto l’uomo – Come dice Pico : egli può elevarsi fino a raggiungere la natura degli angeli e può abbassarsi fino agli abissi dei demoni. Di siffatti abissi ne abbiamo avuti esempio, infatti, con la shoah, con i gulag , l’apartheid ecc. e ancora si va avanti nella tragedia del terrorismo e delle guerre. Ma quel che conta è prendere coscienza di ciò, delle nefandezze che siamo capaci di compiere, di quel che significa intolleranza, razzismo, prevaricazione , sopraffazione ecc…
    Obama, con il suo pragmatismo, nella sua politica per la lotta ad ogni discriminazione , per l’affermazione dei diritti sociali e individuali, ricorda nei suoi discorsi , come ben dici tu, che i veri valori sono “ quelli della giustizia, del progresso, della tolleranza e della dignità di tutti gli esseri umani”e la necessità “ di dare piena dignità ad ogni esser umano, donna e uomo”.
    Sono questi appunto i valori che si sono affermati fin dall’inizio del 1700, inizialmente in ristretti ambiti filosofici, in Inghilterra e Francia e che, poi,sono stati espressi dai Padri Fondatori degli Stati Uniti d’America,e che hanno ispirato la Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e quanto sta alla base dei principi delle nostre costituzioni liberali. Per questo bisogna, a mio avviso abbandonare definitivamente la vecchia mentalità, alla base di concezioni legate ad anacronistici principi di assolutismo e integralismo e cominciare invece a costruire dentro di noi prima e poi all’esterno di noi stessi un nuovo umanesimo, basato sui valori del rispetto degli altri e delle loro convinzioni, sulla pace, sulla affermazione del principio di accoglienza e del diritto alla crescita culturale, sociale ed economica, dovuto agli uomini tutti.
    E’ questa la lezione che Obama dà ai politici del nostro tempo : Bisogna cambiare “change”, aiutando i cittadini a crescere, svolgendo una reale e proficua leadership a vantaggio di tutti, senza accondiscendere alle tentazioni o agli istinti meschini degli strati meno evoluti dell’ elettorale, allo scopo di acquisire consensi. Per questo Obama non esita a sfidare i suoi oppositori e lo ha dimostrato, con la sua battaglia per la riforma sanitaria, incurante anche di perdere consensi- Per lui, concludo sembra che sia più importante convincere tutti a che si affermino principi di crescita economica e spirituale, per l’umanità intera. Questo sta realizzando, con pragmatica pazienza, offrendoci un modello di comportamento, che si può riassumere in questa formula :
    “ ricercare sempre quello che ci unisce e mai quello che ci divide”, perchè la verità e la giustizia, prima o dopo, resto convinto, trionferanno sempre.
    Caramente ti saluto
    Salvi Piazza

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